E’ lei che unisce: la Madonna Pellegrina
Il mese di maggio è stato occasione, per noi della casa di formazione a Roma, di pregare il rosario insieme a delle famiglie della nostra parrocchia della Magliana. Ogni sera i parrocchiani aprivano le loro case per accogliere l’edicola peregrinante della Madonna di Fatima, spesso invitando anche dei vicini di casa e dei famigliari. Di seguito Teresa Zampogna racconta la sua esperienza.
Durante il mese di maggio appena passato, ogni sera, insieme ad una delle mie sorelle, ho portato la statua della Madonna Pellegrina in diverse case della nostra parrocchia alla Magliana, per recitare il rosario insieme a queste famiglie.
Questo gesto è stato realmente un punto di luce nella mia giornata. Qualunque fosse l’umore con cui partivo da casa (non sempre così aperto e amichevole), mi trovavo invece a entrare nelle case e a far pregare la gente come fossi sopraffatta da Colei che portavo. Ogni casa ha atteso moltissimo la Madonna che si donava ad essa come una reale presenza che veniva a stare tra loro. Di fronte a tale spettacolo di attesa e di fede semplice, io stessa mi trovavo ad essere, senza volerlo, non più affossata nei miei pensieri, ma rivolta alla Madonna con attesa, e rivolta alla gente con accoglienza e simpatia inaspettate. Mi sono accorta, cioè, di venire fuori nella verità di me, con un cuore bisognoso di Cristo come quello di tutta la gente che accoglieva la Madonna in casa sua. Allo stesso tempo mi sono sentita mero strumento dell’Amore di Cristo all’uomo: uno strumento che quasi scompare e che, contemporaneamente, partecipa ed è coinvolto in questo Amore. Una sera a tavola ho usato un’ immagine per descrivere questo concetto: ho detto che mi sentivo come un cavallo che porta in groppa la Madonna, un cavallo che non fa nulla se non portarla in giro e godere dello spettacolo che è la sua presenza tra gli uomini. E’ proprio lei che unisce e rende famigliari per sempre chi la accoglie. Pregare la Madonna e vedere con i miei occhi l’unità reale che la preghiera a Lei genera e “garantisce” mi rende più cosciente del senso dell’eterno, dell’eternità come verità delle cose e dei rapporti.



