L’acqua che lava il mondo

Di suor Federica Gissi

Momento della via crucis insieme al seminario della Fraternità san Carlo Borromeo

Tutti i venerdì di quaresima, un’ora prima della messa, in Casa di formazione preghiamo insieme la via crucis. Una di noi, a turno, porta la croce per le varie stazioni e ripercorriamo i passi di Gesù meditando alcuni brani della Sacra Scrittura e cantando.

Divo Barsotti riferendosi alla morte di croce in Gesù scrive: “In quell’atto Dio a te si donava per sempre, in quell’atto Dio legava per sempre il cielo alla terra, legava questo mondo al suo cuore”[1]. L’Amore grida il desiderio di unione con l’amato: sempre più prendo coscienza che solo in risposta a tale Amore sconfinato è possibile compiere con verità e pienezza quei passi dietro alla croce, desiderando a mia volta unirmi a quelle sofferenze, per unirmi a quell’Amore. Il sacrificio di rinunciare ai miei egoismi e alle mie chiusure e smettere di misurare me stessa, la sorella che mi fa far fatica, la circostanza che mi è data, diventano i passi quotidiani di questo cammino, in cui il dolore brucia le imperfezioni d’amore.

Abbiamo la grazia di poter vivere questo momento in giardino, sotto il cielo azzurro di Roma e le fronde bellissime dei pini marittimi. Mi fa compagnia in sottofondo una strofa del Crux fidelis che ci fa cantare: “(dal costato di Cristo) sgorgano sangue ed acqua, fiume in cui sono lavati la terra, il mare, le stelle, il mondo”. Realmente tutta la creazione è lavata da questo fiume di grazia! Di più: la croce attraversa il giardino, sosta sul prato, nel vialetto con la statua della Madonna, davanti alla nostra sala da pranzo…sono i luoghi concretissimi della nostra quotidianità ad essere lavati da quelle acque, ad essere il luogo in cui scorre la nostra salvezza, il nostro morire e risorgere con Lui a vita nuova.


[1] D. Barsotti, Meditazione sull’Esodo

Riconoscere le piante

di suor Patrizia Ameli

Disegno di Marco Sottopietra

Che cosa succede in un orto? Vi crescono piante buone e piante cattive. Piante da lasciar crescere, da sarchiare, innaffiare, concimare perché si rinforzino, diventino grandi e occupino tutto lo spazio loro riservato e diano frutto. Ma vi sono anche piante da estirpare, perché crescendo soffocherebbero quelle buone e prenderebbero il sopravvento su tutto l’orto. Queste è assolutamente necessario strapparle con tutta la radice, ancora all’inizio, perché non si propaghino oltre e infestino tutto il terreno fertile.

Mi viene spontaneo paragonare l’orto al cuore dell’uomo. In esso si svolge una lotta fra pensieri buoni e cattivi, fra buone abitudini e vizi. Il Salmo 91 dice: I malfattori germogliano come l’erba… Questi malfattori sono i nostri nemici interni che, se non li dominiamo, soffocano il nostro cuore.

I pensieri possono essere ispirati dallo Spirito Santo, ma noi dobbiamo imparare a riconoscerli, come dobbiamo imparare a riconoscere le piante buone, per non strapparle con le piante cattive. È necessario che qualcuno ci aiuti, come mi ha aiutato Sylvie a conoscere la verbena, che io volevo eliminare. I pensieri buoni sono piante piccoline, spesso nascoste, da far crescere, sono come una brezza leggera, un piccolo germoglio, una ispirazione, che, per essere seguita, ha bisogno dell’impegno e della cura della tua volontà. I pensieri cattivi invece si impongono da soli e sono duri da estirpare. Il pensiero buono segue la logica dell’amore e si propone, non si impone. Il pensiero cattivo si impone quasi non lasciando alcuna scelta, ti manipola e fa da pilota automatico, limita la tua libertà. Scegliere il pensiero buono implica sempre un sacrificio, un cambiamento di rotta, ammettere che non hai ragione. Il pensiero cattivo ti porta a difenderti, ad essere aggressiva e presuntuosa, a giustificare sempre i tuoi atti e a convincerti che l’altro non può capirti. Il pensiero cattivo porta come conseguenza un malessere interiore, quello buono porta come conseguenza la pace.

La vita non si fa con i se ma con i sì

Di suor Mariagrazia Cipriani e suor Raffaella D’Agostino

“La vita non si fa con i se, ma con i ”: le parole di Enrico Petrillo hanno accompagnato la convivenza con gli universitari e giovani lavoratori del gruppo che seguiamo con don Michele Lugli nella parrocchia della Magliana. Assieme a trenta ragazzi, siamo andati ad Assisi sulle orme di Francesco e Chiara per scoprire che la nostra vita è chiamata a qualcosa di grande. Dei quattro giorni spesi insieme mangiando, cantando, pregando e leggendo il dramma teatrale È mezzanotte dr. Schweitzer, la cosa che più ci ha stupito è stato vedere come ognuno abbia detto tanti piccoli sì alla proposta alta che gli veniva fatta, gustando così a pieno le giornate. Per esempio, era sorprendente vederli puntuali e attenti, con libro e matita, all’ora di silenzio e lettura del testo di Cesbron! Oppure vederli lanciarsi nella serata finale, ognuno con la sua personale verve canora, musicale e cabarettistica, con libertà e gioia nuova.

Un’altra proposta che hanno accolto con entusiasmo è stata la caritativa con i senzatetto di piazza San Pietro, che si svolge con regolarità. L’appuntamento per le 19.00 in parrocchia inizia con la cucina e la divisione del cibo in porzioni; dopo una breve lettura de Il senso della Caritativa, di don Giussani, si parte per il Vaticano. All’arrivo ci accolgono i volti di chi ha atteso molto di più l’incontro con noi del pasto caldo che offriamo. Davanti a questo fatto, i ragazzi ripetono spesso che il grande bisogno che incontrano in questi uomini soli è quello di essere guardati, accolti e amati per quello che sono, come accade a tutti noi. Così, insieme recitiamo per prima cosa il Padre Nostro, ricordandoci quale sia il vero bisogno dell’uomo: la compagnia di Cristo.