Jumuiya

Il ritrovo mensile del gruppo della Jumuiya nel salotto della nostra casa: un popolo gioioso che si trova insieme, segno di cos’è la Chiesa.

Il territorio della nostra parrocchia a Nairobi, in Kenya, è diviso in gruppi chiamati Jumuiya, ognuno dei quali prende il nome da un santo. Da circa un paio di anni partecipo alla Jumuiya “saint Mary”: il mercoledì sera si recita insieme il rosario accompagnato dalle intenzioni di preghiera e si legge e commenta il passo del Vangelo della domenica seguente. Dopo la pandemia, da qualche mese abbiamo ricominciato a vederci nelle case, ospitati ogni volta da un membro diverso. Questo è bello, perché si vive una dimensione familiare ed è possibile conoscere le persone che ruotano attorno a quella casa. I membri di una Jumuiya, oltre a ritrovarsi settimanalmente, si assistono in caso di necessità quando, ad esempio, un membro o un familiare è malato.
Una volta al mese un sacerdote visita il gruppo. In quell’occasione, durante il rosario, è possibile confessarsi e dopo si celebra la messa. Così è accaduto qualche tempo fa, quando la nostra casa ha accolto don Giuliano e i membri della mia Jumuiya. Il nostro salotto si è trasformato in una piccola cappella che ospitava circa trenta persone. Era tutto ben organizzato e gioioso. Erano presenti anche alcune suore della comunità Francescana del Buon Pastore, che abitano nella zona della nostra parrocchia. Con le loro voci squillanti hanno guidato canti belli e vivaci. Altre persone si sono organizzate per la sadaka, cioè l’offertorio, e c’è stata una piccola processione dove si è portata, oltre all’elemosina, frutta di stagione.
Una volta al mese un sacerdote visita il gruppo. In quell’occasione, durante il rosario, è possibile confessarsi e dopo si celebra la messa. Così è accaduto qualche tempo fa, quando la nostra casa ha accolto don Giuliano e i membri della mia Jumuiya. Il nostro salotto si è trasformato in una piccola cappella che ospitava circa trenta persone. Era tutto ben organizzato e gioioso. Erano presenti anche alcune suore della comunità Francescana del Buon Pastore, che abitano nella zona della nostra parrocchia. Con le loro voci squillanti hanno guidato canti belli e vivaci. Altre persone si sono organizzate per la sadaka, cioè l’offertorio, e c’è stata una piccola processione dove si è portata, oltre all’elemosina, frutta di stagione.
Poi la serata è proseguita, perché quando c’è il sacerdote e si celebra la messa, si festeggia! Chi ospita la Jumuiya si preoccupa di preparare la cena: suor Antonella ha cucinato dell’ottima pizza, graditissima a tutti, e suor Elena ha preparato due torte che sono state accolte come una sorpresa, visto che di solito qui si mangiano solo per le feste di compleanno o durante grandi celebrazioni.
È stata una semplice serata, ma piena di gioia. C’erano persone di diverso tipo: dalla piccola Sarah, sei anni, venuta col papà, alla mitica Leah, una signora in pensione piena di vita e iniziativa che è l’anima del gruppo. C’erano Mary, una giovanissima mamma appena arrivata che vive col marito nel territorio della parrocchia, ed Elizabeth, che conosciamo da quando faceva le elementari e che ora sta facendo l’università. È un popolo gioioso che si trova insieme, segno di cos’è la Chiesa: persone, a volte anche molto diverse, unite attorno a Cristo. Si tratta di un dono grande che la nostra missione a Nairobi vive.

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