Quest’estate io e suor Francesca abbiamo trascorso un mese e mezzo nella nostra casa di missione a Nairobi, in Kenya. All’origine di questo viaggio c’è il desiderio, maturato negli ultimi anni, di poter vivere nella nostra vocazione di missionarie dei periodi in cui il dono di sé all’altro passi soprattutto attraverso le opere di misericordia corporali. Nella nostra casa in Africa questo sta avvenendo in modo particolare nella cura dei bambini disabili: la giornata del sabato, che chiamiamo Day Care, è tutta spesa per loro.
Dopo la Messa delle 7.30 andiamo a prenderli, con un pulmino, nelle loro case e li portiamo a casa nostra per una giornata intera. Come tutte le cose in cui il Signore si fa presente e vive, la Day Care è fatta di gesti semplici: dare da mangiare e da bere, giocare o semplicemente stare, quando la disabilità non permette altro, lavare o cambiare un pannolino.
Gesti semplici, che diventano una scuola d’amore per noi e per i tanti volontari che vi partecipano, in una terra dove la disabilità è guardata con paura e tenuta nascosta.
Un seme gettato che se permetterà anche solo uno sguardo nuovo su questi bambini avrà portato molto frutto.